Il Buzzati che racconta

Tutti lo conosciamo per il Deserto dei Tartari (1940), uno splendido romanzo tanto apparentemente lento quanto intenso, da cui è stato tratto anche il film con Giuliano Gemma, del 1976, ma Dino Buzzati non è solo un romanziere con alcuni lavori di particolare fama. L’impressione che ho sempre avuto io è che in generale Buzzati sia uno scrittore oggi un po’ sottovalutato e troppo poco conosciuto dalle nuove generazioni.

Certo, quasi tutti l’avranno sentito nominare, tanti avranno letto una o due delle sue opere, ma sono convinta che la maggior parte dei suoi lavori sia in generale troppo poco conosciuta, non considerata e sicuramente non valorizzata. Io stessa, molta parte delle sue opere l’ho conosciuta un po’ per caso un po’ per curiosità, ma non certo per un’azione di promozione e di valorizzazione fatta da enti, università o altro. Eppure non ha niente da invidiare a Dan Brown, né a Ken Follett. Il suo Deserto dei Tartari, appunto per citare uno che credo sia tra i più conosciuti, non mi ha tenuta in tensione meno del Codice Da Vinci (che pure mi è piaciuto).

Dino Buzzati alla macchina da scrivere

Dino Buzzati alla macchina da scrivere

Dino fu scrittore, sì, ma anche giornalista, drammaturgo, pittore, poeta, aprifila della graphic novel in Italia, un artista completo e poliedrico. Ma io non ho intenzione di ripercorrere tutta la sua vita e la sua brillante carriera artistico-lavorativa, per quella c’è wikipidia o magari un buon manuale di letteratura. Vorrei parlarvi di un suo libro che ho ripreso in mano dopo tempo, ieri sera, un libro che mi è sempre piaciuto molto e che ho sempre amato leggere “a salti”: La boutique del mistero (1968).

La boutique del mistero, già il nome affascina e invita ad “entrare” è una raccolta di trentuno racconti pubblicati in diversi volumi e ordinati dallo stesso Buzzati «nella speranza di far conoscere il meglio di quanto ho scritto»: così dichiarò l’autore. E davvero concordo con l’opinione che aveva lo scrittore in merito a questi racconti, che sono riflessione, indagine profonda dell’animo umano, un’esplorazione che emoziona.

Dipinto di donne di Buzzati

Dipinto di donne di Buzzati

Non sono semplici racconti i suoi, sono cronache dell’anima, cronache metafisiche, narrazioni che ci descrivono il mistero degli uomini moderni, con le loro debolezze e i loro paradossi, il loro sentire.

I temi da sempre prediletti da Buzzati dell’angoscia, della morte, ma anche del sogno e del ricordo in questi racconti ci sono tutti, e l’alibi del mistero permette all’autore di giudicare e polemizzare, tra le righe, sulla realtà.

Racconti della suggestione e del surreale che personalmente mi tengono incollata alle pagine, anche per la scrittura stessa, un esercizio di stile sui generis: ciò che troverete sono parole del linguaggio parlato, non ricercate, non artificiose, parole della nostra quotidianità. Ma il suo talento indiscutibile sta proprio nel mostrarci che nei racconti anche la parola più usata, è veicolo di mistero e ambiguità, di illusione, di inquietudine.

Buzzati e il suo cane

Buzzati e il suo cane


Personalmente io amo La boutique del mistero proprio per lo stile. Si, come vi ho detto, non è una scrittura di parole preziose, ma con le parole più semplici guardate che lirismo, che poesia riesce a infondere alla pagina:

“Il grattacielo era d’argento, supremo e felice in quella sera bellissima e pura, mentre il vento stirava sottili filamenti di nubi, qua e là, sullo sfondo di un azzurro assolutamente incredibile. Era infatti l’ora che le città vengono prese dall’ispirazione e chi non è cieco ne resta travolto…”

Questo è un estratto della parte iniziale di “Ragazza che precipita”, il penultimo dei trentuno racconti. Talvolta parole normali creano immagini eccezionali.

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5 thoughts on “Il Buzzati che racconta

  1. benvenuta tra le blogger che si occupano di libri e, a tempo perso, di cucina…
    bella la storia del tè bolognese, giusta la scelta su Buzzati, azzardato il paragone con Dan Brown: io non confonderei i giganti con i nani…
    aspetto che le melanzane di sfondo arrivino in prima linea…
    a presto
    carla

  2. Direi che tra i due il gigante è Buzzati, senza dubbio…
    Io ho celebrato l’anniversario di questo nostro grande autore (a mio parere, poco considerato) rileggendo “Il colombre”, uno dei miei racconti preferiti de “La boutique del mistero” (opera che, peraltro, preferisco a “Il deserto dei tartari”, che pure ho apprezzato).

  3. Pingback: Ian Mc Ewan… l’inventore di sogni | Noce di burro

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