Ian Mc Ewan… l’inventore di sogni

Quasi tutti conoscono, o avranno almeno sentito nominare, alcuni dei romanzi dell’inglese Ian Mc Ewan, uno dei più importanti protagonisti della scena letteraria contemporanea.
Amsterdam (Booker Prize nel ’98), Chesil Beach, Sabato, Espiazione (dal quale è stato tratto il film di Joe Wright con Keira Knightley), Cortesie per gli ospiti, che ha addirittura ispirato, almeno nel titolo, l’omonimo programma in onda su Real Time (magari l’avrete intravisto facendo zapping!); questi sono solo alcuni dei titoli dei suoi numerosi romanzi che hanno il pieno diritto, a mio parere, di essere chiamati capolavori.

Ian McEwan

Ian McEwan

Il suo stile – chi ha letto qualcuno dei suoi lavori credo converrà con me – mescola deliziosamente grottesco e humor, angoscia e gioco, riflessione e fantasticheria. Il risultato che ne consegue è quello di una tensione costante del lettore, che divora una pagina dopo l’altra in preda ad una inquietudine e ad un’estasi insieme, “vittima” di un coinvolgimento totale nella storia narrata, nella vicenda dei protagonisti.

Ian Mc Ewan

Ian Mc Ewan

Maestro della parola, McEwan gioca con il periodo, con gli avverbi, con i verbi, con l’aggettivazione e crea costantemente situazioni di suspence e dai risvolti imprevedibili che disarcionano una magari appena arrivata tranquillità narrativa.
In questo post, in cui mi rendo conto di celare molto debolmente il mio grande amore per questo autore, volevo parlarvi dell’aspetto forse un po’ meno conosciuto del lavoro del britannico Ian, ossia i suoi racconti. McEwan deve il suo esordio proprio ad un racconto pubblicato a 22 anni in una rivista americana e che gli dischiuse le porte del magico e labirintico mondo letterario, mentre la sua prima opera, pubblicata nel 1975, è ancora una collezione di racconti brevi: “Primo amore, ultimi riti”.
La raccolta che ho letto è stata scritta nel 1994 e già il suo titolo invita ad accomodarsi su una poltrona e a prepararsi ad un viaggio tra le perturbanti immagini che ci offre McEwan: L’Inventore di sogni.

L'Inventore di sogni

L’Inventore di sogni


Il titolo si riferisce a Peter Fortune, un bambino che sogna ad occhi aperti e vive nella sua fervida immaginazione rocambolesche e – come ci si aspetta dall’autore – a tratti inquietanti avventure.
Le vicende fantastiche vissute dal sognatore Peter, intelligente bambino di dieci anni, vengono narrate in sette coinvolgenti racconti, perfetti per i lettori più maturi come per i più acerbi.
Racconti per l’infanzia?
No, o meglio, non solo. La vena macabra a cui McEwan ci ha abituati, qui non scompare anzi, la ritroviamo ben viva e la trattazione di temi cari all’autore come il microcosmo della famiglia e il mondo della fanciullezza anche nei loro aspetti ombrosi e crudeli, sono presenti e trattati con la finezza che caratterizza la sua penna.
The daydreamer

The daydreamer


L’Inventore di sogni con me ha sfondato una porta aperta – ho già accennato alla mia passione per i racconti nel post su Buzzati – ma al di là del mio debole per McEwan e per questo genere letterario mi sento di consigliare quest’opera ad adulti e bambini, lettori assidui e saltuari… a patto che siano disposti a perdersi in un meraviglioso mondo di sogno e fantasia.

Buona lettura!

Ian McEwan

Ian McEwan

“Nessuna tecnologia, nessun rumore, nessuna pubblicità cambieranno mai l’essenza del creare una frase.”
– Ian McEwan –

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